LA
COLLEZIONE DI MERLETTI E TESSUTI SARDI DI AMILCARE DALLAI, Antonio Taramelli,
1927
La posizione
isolata della Sardegna, in mezzo al Mediterraneo, a distanza abbastanza
notevole dalle grandi terre continentali, come determino in essa il carattere
peculiare della flora e della fauna, distinte e differenziate da quelle
africane e peninsulari, così fu la causa precipua delle speciali
caratteristiche etnografiche e di tutte le esplicazioni psicologiche
culturali, che da millenni ci appaiono nettamente individuali e tipiche delle
genti sarde. Ogni volta che nel corso dei tempi queste genti poterono
esprimere se stesse si presentano con una caratteristica «facies» (aspetto), che non si confonde
con altre, per quanto nella fitta trama delle sue manifestazioni formali,
intessuta da secoli, siano evidenti le varie fila che dalle varie sorgenti
inspiratrici hanno fluito entro all'ambiente sardo. Questo duplice carattere
di individualità e di conservatività degli elementi
via via importati, elaborati ed assorbiti e
specialmente notevole nel campo di tutta la vita paesana e, per conseguenza,
di quelle arti ed industrie artistiche che diremo paesane, dando alla parola
il valore della designazione greca di «epicorica»(del
luogo, natio) piuttosto che quello di rustica o montana, tanta è la finezza
dignitosa e severa di queste varie foggie
artistiche. L'egregio
architetto Nino Arata ha già tentato nella Rivista «Dedalo» un quadro di
queste varie arti paesane di Sardegna, ma su ciascuna di esse molto
resta a dire, specialmente quando si voglia distinguere le varietà
caratteristiche delle singole regioni della vasta isola, ed avere luce
sull'origine di queste varie arti, sulle loro fonti di inspirazione e
specialmente su quel veramente mirabile fenomeno di lenta fusione, di tutti i
varii elementi, di tutti i varii
motivi inconsciamente prodottisi nel corso secolare del tempo, che, sia dalla
tradizione classica e bizantina, o dall'arte moresca e di quella di Spagna o
dall'arte italiana del rinascimento o del fastoso seicento, pervennero sotto
lo sguardo attento ed osservatore delI'artefice
specialmente della donna sarda; nella infinita applicazione delle forze
minime e anonime di migliaia di anime, quasi con I'incoscienza di un istinto,
questi elementi vennero foggiarsi in una veste sgargiante ed austera varia e
armoniosa in un tempo, la veste sarda. Ed è una veste che oggi si va
rapidamente smettendo, una luce che si va spegnendo sotto la raffica di una
piatta e fosca modernità di acquisto, una tradizione che si interrompe e si
tronca per una serie di fattori negativi, ai quali non sfugge nè il pensiero nè la mano degli
isolani, oggi quasi dispregiatori di questa grazia antica che non trova più
accoglienza che tra i buon gustai stranieri o nella claustrale pace delle
Gallerie e dei Musei; necessita e quindi che nei Musei regionali si accolgano
almeno le principali, se non le estreme reliquie di un mondo, scomparso forse
senza ritorno.
Dalla industria
paziente del pastore che intagliava la fiaschetta della polvere o il
bicchiere d'osso con motivi bizantini, la zucca per iI
vino e la conocchia a disegni geometrici sobrii e
simpatici, al legnaiolo che dava alla cassa nuziale, al forzierino,
alla panca, alla mensa del pane e del banchetto ospitale, al letto padronale
la quieta eleganza d'intaglio con i motivi dei sole, deI
galletto, della colomba o della chimera, inquadrati in cornici di fogliette,
di trecciole, di spirali, tratte da una lontana
inspirazione dei marmorarii bizantini, al fabbro
che preparava statfe e morsi al cavaliere, fucili e
pistole, leppe e coltelli al cacciatore ed al
bandito, inferriate e balconate per la chiesa e per la casa, all'orafo ed
all'argentaro che foggiava arredi sacri ed
ornamenti e gioielli alle spose ed alle dame, producendo a martello ed a
fusione e filigrana gioielli delicati, associando con ingenua armonia i più
diversi motivi decorativi e tutto un mondo di grazia austera, al quale faceva
riscontro, se non lo superava, la varia e molteplice produzione femminile deI teIaio e dell'ago. Il tappeto o coberibancu per
le casse nuziali, la coperta da letto in cotone niveo o a colori, la bisaccia
della sposa e del pastore erano i principali prodotti della industre
tessitrice sarda, a cui la lana ed il cotone ed il lino fornivano la materia
prima, le erbe dei monti i naturali colori, la tradizione lentamente
accumulata, i motivi che si innestavano tra loro, si alternavano con una
varietà molteplice, accoppiata con un rispettoso e quasi rituale riguardo
alle vecchie usanze. Sas mustras, o campionarii di motivi e di disegni delle tessitrici,
passavano di mano in mano e mantenevano per ciascuna regione una tradizione
rispettata neI suo complesso e che non si spezzò
che in periodo recente ed a tutto danno della tradizione locale.
Le varietà deI tappeto sardo non possono forse più essere tutte
raccolte dallo studioso, dopo lo strazio che di tali produzioni venne fatto
nell'ultimo cinquantennio, ma sarà sempre opera utile il raccoglierne il
maggior numero, se non altro a ricordo di un' arte e di una tecnica sparita.
Al pari deI tappeto, tutta femminile è l'arte deI filet sardo, esercitato da secoli e che ora potrebbe
avere una nuova rinascita se si Iiberasse dalla
duplice piaga di un dilettantismo facilone e di un commercialismo,
non sempre di buona lega, che la travolgono lontano dalle simpatiche e
coscienziose vie della tradizione. Non meno che deI
tappeto anche del merletto sardo fu fatto in questi ultimi tempi uno sperpero
pietoso. Di tutte le varietà di tali prodotti delle bisavole sarde, dai filets comuni ai buratti, modani agli sfilati, antiquarii e dilettanti, viaggiatrici ed ospiti della
Sardegna hanno fatto una vera razzia, che ha disperso sotto tutti i cieli,
dagli Stati Uniti d'America alla Scandinavia, il meglio ed il più delI'antico tesoro di delicatissime trame e tanto poco di
buono è oramai rimasto che è dovere nostro di stringere l'ultimo freno per
trattenere ciò che è rimasto, perchè almeno qualche
saggio di questa tenue e fragile bellezza sia conservato aIl'isola
ed allo Stato. Qualche buon saggio pervenne al Museo di Cagliari dal recente
acquisto della collezione del Comm. Avv. Efisio Pischedda, ma una vera raccolta di tipi e di motivi deI genere è offerta ora allo Stato dal Signor Amilcare Dallay, che riunì in
più di vent' anni un complesso veramente notevole di magnifici esemplari sui
quali presento brevi cenni che valgano, se non come un voto o come stimolo
all'acquisto da parte dello Stato, almeno come un ricordo di un insieme di
belle e buone cose che le circostanze avverse non avranno permesso di
trattenere nel Museo Nazionale od entro i limiti dello Stato. A meno che
l'esempio deI saIvatore
della Bibbia di Borso d'Este non ecciti qualche
emulo che aiuti lo Stato in questa opera di salvataggio, che è fatta di
rispetto alla bellezza antica, ma anche di fede nel suo rinnovellarsi
nell'avvenire.
La raccolta
comprende meglio che cinquecento esemplari, messi insieme con una scelta
accurata fra migliaia di merletti che per ragioni del suo commercio di
antiquario il Dallay si ebbe tra le mani; e sono
esemplari ben conservati per la massima parte, restaurati con gran cura
quelli che avevano i guasti del tempo. Il nucleo è formato dai filets, a rete con trama e ricamo in lino, alcuni
finissimi per lavorazione e disegno, altri più grossolani, a larga trama con
disegno più rude; prevalgono però quelli di squisita lavorazione, veri
capolavori, ciascuno dei quali rappresenta un miracolo di pazienza e di buon
gusto (vedi n. 282, fig. 1). Vi è poi una numerosa serie di buratti colorati
a trama monocroma bruna, mentre col nome di modani si distinguono i merletti
a fondo di rete colorata in ruggine e motivi ricamati in bianco, alcuni dei
quali sono campioni di bellezza d'arte per armonia di disegno e finezza di
esecuzione (vedi n. 282, fig. 5-37). Copiosi e scelti gli esemplari di tele
sfilate, in cui i disegni sono dati dalle zone risparmiate deI tessuto e si presentano come miracoli prodotti
dall'arte dell'ago. Le ricamatrici sarde chiamavano «punto reale» un ricamo
in tela con punti allungati e pure aderenti al tessuto come broccati; col
nome locale di s'intagliadu
era denotato un merletto a traforo, che è speciale nei bordi dei merletti
e delle tovaglie. Tutti questi grandi teli a zone orizzontali e anche
verticali costituivano l'ornamento più comune deI baldacchino
dei letti nuziali nelle case nobiliari ed agiate dei Sardi, donde il loro
nome di bordure e specialmente di ingirialettos. Ora sono andati in disuso e la caccia degli
antiquarii ora giunge a snidare anche quei
pochissimi che per rispetto alla tradizione ed al patrimonio avito furono
tenuti nascosti nelle ultime cassapanche dei borghi deI
centro delI' isola. La raccolta deI Dallay comprende anche
numerose tovaglie e tovagliette in lino, con ricami di color indaco, talora
rosse e più raramente a vivaci colori; pure in tele ricamate sono certe fascie per i letti, le coperte nuziali e qualche copricassa in lino e ricami in lana. Se svariati sono i
generi dei merletti di tale raccolta, svariatissimi ne sono i motivi
decorativi, tutti però caratteristici deI merletto
sardo, dalle varietà più umili e paesane, a quelle inspirate a tradizioni
della grande arte, importata da altre sorgenti entro l'ambiente isolano.
Incominciamo con i motivi che risentono della grande arte decorativa del
rinascimento, evidentemente desunti da modelli importati dell'Umbria e di
Toscana per rapporti ed influenze chiesastiche e commerciali. Di derivazione
classica è il largo motivo a rombi fioriti, che decora gli scomparti della
tovaglia che già ricordammo come fine esemplare di tela sfilata (fig. 1);
dalla stessa fonte d'ispirazione deriva il bel motivo ad eleganti volute di
delfini contrapposti (fig. 3), o l'altro a grandi cespi di fogliami e di
cornucopie allacciate a volute (fig. 4); pure un sapore di rinascimento hanno
il buratto colorato di squisito lavoro (fig. 5), lo sfilato bianco (fig. 6).
In altri esemplari invece già si osserva la tendenza di dare un'impronta
stilistica indigena ai motivi classici imitati, come nel filet a palme tra
volute di fiorami, con fascia di spighe (fig. 7), nel finissimo filet con i
campi divisi da scomparti obliqui, con rombi alati di rami fioriti ed un
elegantissimo bordo a trina, di una delicatezza fiamminga (fig. 8).
Talora il motivo delI'arte della rinascenza è alternato con ingenua grazia
a motivi locali, e ne abbiamo l'esempio neI
merletto a grandi cespi di fiorami damascati, con bordi di rami di quercia
con ghiande (fig. 9), e nel filet con dame e cavalieri, amorini sul carro ed
uccelli tra volute di fiori (fig. 10). Alla tradizione bizantina si
richiamano specialmente i filets ad eleganti motivi
geometrici, alcuni dei quali hanno una sobrietà rispettosa, quasi austera;
sono chiari esempii il fitto modano a rete a
parallelogrammi, con rombi crociati al centro, motivo detto dalle donne sarde
de sa sisina,
perche imitante la croce sabauda della moneta deI seslno (fig. 11 e 12). Bizantino è pure il disegno deI filet a rombi d'intreccio nodato
(fig. 12) e quello a croci gammate entro rombi alternati con albereIli stilizzati, (fig. 13). DeI
resto l'elemento geometrico compare assai frequente nei fondi, negli
scomparti, nei bordi del filet sardo, quasi a temperarne e inquadrarne il
volo fantasioso, (fig. 14) con albereIli stilizzati
e fioriti, entro ad un fitto campo di decorazioni floreali e geometriche come
nel magnifico esemplare, di grande altezza (fig. 15). Il nucleo della
raccolta Dallay, come la grande maggioranza dei
tipi di merletti tardi, è costituito dai prodotti con disegni e motivi
prettamente caratteristici isolani, per quanto sia evidente nei singoli
elementi la influenza di tradizioni decorative o bizantine, o spagnuole o italiane.
Assai frequente è
il motivo denotato col nome locale de sa
mustra de su Carmine, distinto da un' ampia
corona gigliata, desunta dalle monete Aragonesi e simile a quella della
Vergine deI Carmelo, la quale sormonta i grandi
fiorami inspirati dai damaschi o gli albereIli od i
vasi fioriti tra uccelli in volo o beccanti.(fig. 16, 17). Pure
caratteristici sono i delicati filets detti a ramages,
con grandi rami di fronde e fiorami tra cui volano i tipici uccelli beccanti
la frutta di ulivo o del pruno, donde anche il nome di mustra de sa pruna a questo motivo, speciale
ai distretti settentrionali del Logudoro e della
Gallura (fig. 18, 19). Spesso il motivo deI ramo
fiorito si associa con altri elementi, o geometrici o a stelle e croci, o a
grandi cespi fronzuti allacciati tra loro, spesso poi, nei tendaggi
verticali, si sovrappongono i ramages con uccelli volanti, tra larghi bordi di croci
gigliate (fig. 20). Quasi sempre l'elemento floreale è animato da una festa
di uccelli volanti e beccanti la frutta e le bacche ed il vuoto è recapito di
stelle, alberelli, fiori, spighe a profusione (fig. 20).
Fig.23 ”Filet” Anche il vaso da
fiori è frequentissimo motivo di numerosi filets
sardi e si presenta in forme svariatissime, alternato con frascami, fiori e
motivi diversi. Ne abbiamo molti in cui i vasi si presentano quasi araldici,
stilizzati, in scomparti formati da serie di stelle e ricolmi di fiori (fig.
21); talora i vasi sono disposti in serie entro la cornice fioreale della bordura e I'alberello che sorge da essi si
spande in grande rigoglio di fronde e di fiori, fra i quali volano colombe o
si appiattano le figurine di cagnolini, simboli tutti di fedeltà e di amore
che rendevano eloquente ed augurale il vaporoso merletto attorno al talamo
nuziale, (fig. 22). In qualche esempio il vaso di fiori, con animali nel
campo, si alterna con vasi fioriti e reggenti le aquile araldiche che
troviamo comuni nelI'arte rustica paesana sarda deI '700 e che sarei tentato di connettere al fugace
dominio austriaco nelI'isola (fig. 23). In altri filets questi vasi fioriti da motivo dominante passano a
riempire il campo, completando il fondo, mentre il soggetto principale è dato
da una specie di alberello stilizzato con rombi crociati, racchiudenti la
colombella della pace e larghi viluppi gigliati, alternantisi
con ricchi vasi fioriti, presentandoci veri capolavori di ingenua fantasia, infrenata da una simmetria severa e piena di logica (fig.
24).
Fig. 26. - Motivo
fiorato
Un filet di
finissima lavorazione e di antica data, però benissimo conservato, ci
presenta i vasi decorati e riccamente fioriti sotto gli archi acuti di un chiostro
incantato (fig. 26). Questo stesso motivo, però molto più stilizzato, ci è
presentato da una superba tela sfilata che proviene dalI'Ogliastra,
mostrando che il motivo, ora divenuto rarissimo, era comune a varii distretti di Sardegna (fig. 27). Fra i merletti
della raccolta vediamo esempii in cui il vaso con
I' alberello fiorito si va stilizzando e restringendo e nel campo primeggiano
i grandi pavoni a coda spiegata, di vago ricordo orientale, e le palombe
volanti e contrapposte in un gruppo quasi araldico (fig. 28). Ancora dal
mondo vegetale traggono la loro inspirazione i filets
con la decorazione della mustra de su melu granau, o del melagranato con fiori e frutta di melograno (fig. 29) e
quelli assai cari alla decorazione tessile sarda della mustra de sa ide che trasporta nella trama delicata il tralcio di vite
delle prospere vigne isolane, traendone un motivo che ravviva i ricordi delI'arte bizantina con la fresca osservazione deI vero (fig. 30); molto spesso il tralcio della vite si
perde quasi tra i viluppi di gigli e di stelle e tocca una stilizzazione
assai viva, comune anche ad una grande quantità di copricasse.
Quanto mai aggraziata è la decorazione del filet con varie serie di
ramoscelli fioriti che si richiama a modelli di Spagna, alle redecillas
andaluse la cui diffusione in Sardegna coincise con il dominio aragonese e
spagnolo, (fig. 30).
Fig. 33. - « Sa mustra che su fiore ».
Pure a motivi
floreali si riferiscono le decorazioni dei filet a mazzi di fiori, con dischi
a croci gigliate e fiori col caratteristico motivo sardo della colomba col
fiore nel becco sul bordo (fig. 36). Notevoli sono gli esemplari con i grandi
fiorami damascati che mostrano come l'artefice sarda seppe stilizzare con la
propria impronta caratteristica il motivo consueto nei preziosi damaschi e
broccati importati dall'ltalia e diffusi
specialmente nei paramenti chiesastici (figura 33). Un motivo pure
caratteristico del merletto sardo è quello detto sa mustra de su ferru,
che si trova ripetuto specialmente negli esemplari più rusticani, a grandi
fiorami e tralci a grandi volute che riproducono le decorazioni in ferro
battuto delle cancellate e dei balconi, da ciò forse il nome di questi tipi
(fig. 34). Anche al mondo animale, specie di quello famigliare all'isolano,
ricorse la decoratrice deI merletto sardo;
frequentissimo il cavallo che ha tanta parte nella vita locale, e lo incontriamo
stilizzato nella sua mossa vivace, unito a fiorami damascati ed uccelli
volanti nel filet. (figg. 17, 35, 36). Anche la bella
tela, sfilata, a fondo ruggine e disegni in bianco, di rara bellezza, ci
offre cavalli correnti affrontati a candelabrine
fiorite, e racchiusi tra viluppi floreali, di schietto sapore indigeno (fig.
37). Schiettamente sardo è anche il motivo deI
cavallino, accompagnato dal cane che porta dritte sul dorso le figurine dei
cavalieri e della loro compagna, ricordo forse di bravure equestri, vanto
sempre pregiato dei sardi (fig. 38). In qualche esemplare, come nel
bellissimo modano a fondo colorato, che è un vero capolavoro della sarda Aracne (fig. 39), fra i più belli che si conoscano,
campeggiano nella scena, fra candelabrine ed albereIli le colombe alate e posanti; nella fascia invece
si avvicendano tutti i motivi sardi delle palombe, dei cavalieri, dei
castelli turriti, separati da aquile, da albereIli,
da motivi geometrici, con un'armonia che tempera l’affastellamento esuberante.
Questi sono i principali motivi deI merletto sardo;
ma quanta varietà su questi temi! Si può dire che non è facile trovarne due eguaIi, perchè il buon gusto
nativo di queste antiche lavoratrici seppe accoppiare una indipendenza
fantastica al rispetto ai motivi tradizionali, peculiari alle varie regioni
dell'isola, tra cui primeggiano l'agro oristanese, quelli di d'Ittiri, eTiesi, altri luoghi deI Logudoro e della Gallura.
E così in alcuni filets troviamo i castelli turriti, vigilati da cavalli o
da colombe ed i pozzi e Ie fontane alla cui
custodia vigilano caprioli tra i rami di fiori (fig. 23). A questi motivi
stilizzati e disposti in modo quasi araldico fa ricorso l'industriosa
ricamatrice sarda; piu raramente le scene della
vita compaiono nei ricami ed anch' esse avvolte, come da un lieto sogno, di
fiori e di stelle. Il filet che riproduciamo a fig. 42 presenta una sapiente
e complessa composizione di cavalieri a cavallo e gentiluomini offrenti l'
omaggio alle dame mentre tutto il campo e ravvivato da una ingenua raccolta
di damine e caprioli tra i ramoscelli di fiori, ed
una fascia di quadrupedi infiorati ravviva l'orlo. Ma in genere sono rare le
figure umane e nelle fascie, massime nei filets a rete con fondo ruggine e disegni in bianco, vi
sfilano schiere di palombe ad ali chiuse e spiegate e pavoni e negli spazii liberi deI campo, gigli
e croci e animali di forme fortemente stilizzate (fig. 39). Più rudi, ma di
pretto stile paesano, sono le tele ricamate, abbastanza copiose nella
raccolta Dallay, sia quali bordure di letto
padronale sia come tovaglie ed asciugamani di corredo nuziale. In alcune
bordure si ripete il tralcio di vite stilizzato e nel fondo figurine di donne
e di fanciulli, con cagnolini galletti fra stendardi e albereIli
e croci disposte con un'ingenua armonia che ricorda la canzone pastorale di
Barbagia (fig. 41). In altre tele ricamate ritorna il motivo delle colombe
accodate, fra le quali si interpongono albereIli e
trofei e figure femminili reggenti un ampio ramo fiorito (fig. 43).
Interessanti sono i campioni delle tovagliette in lino con ricami a colori
vivaci, in rosso talora, piu spesso in colore
indaco cupo, con un riflesso singolare delle tele ricamate umbre, note col
nome di Assisi; ma i motivi sono schiettamente indigeni, anche nelle tovaglie
a disegni policromi, in lino, filugello e filuzzi
di oro, di un effetto più vivace e chiassoso, ma di un'ingenuità notevole e
cara. Ne abbiamo un esempio nelle tovagliette (figg. 44, 45), dove tra i
bordi fioriti sfilano le colombe affrontate a candelabrine
e separate da albereIli, tipici della decorazione
sarda. Piu rudi sono i motivi decoranti queste
tovaglie che si trovavano frequenti nell'agro Oristanese, triste di malaria,
ma ricco di prodotti naturali di ogni genere : fascie
di donnine e di caprioli o cervi, alternati entro il fondo chiuso tra i bordi
(fig. 49), o ramoscelli fioriti tra due fascie di
cani inseguentisi a coda alzata (figura 46); spesso
anche ritorna il motivo di alberelli fioriti, o soli o vigilati dai grandi
pavoni già trovati nei filets o dai galletti (fig.
47). Qualche tovaglia ci offre il motivo del sol- dato coronato ed armato di
spada, vigilante la figura delI'aquila araldica
(fig. 50); in altre invece appare un motivo d'ispirazione religiosa, di
altarini o meglio custodie di santi, coronate dalla croce, fra trofei
araldici e complicati di animali fantastici; è un complesso insomma assai
vario di tele ricamate a telaio, di cui oggidì è quasi perduto l'uso ed il
ricordo. Anche la grande coperta in lino con ricami tessuti col motivo del
cespo fiorito a varii colori, e nel bordo le
palombe alate, si collega alla grande corrente decorativa sarda, con motivi
di origine forse orientale, ma travisati ed improntati di carattere locale
(fig. 51). Fig. 51. - motivo
del cespo fiorito. Mi è stato caro di
stendere queste brevi note sopra una delle industrie artistiche paesane più
interessanti della nostra patria e sopra una raccolta che ne presenta il saggio
più completo e più vario che in questo momento si possa trovare. E' di vivo
interesse far in modo che questa bella collezione non vada dispersa, ma sia
salvata alla terra che l'ha germinata dal suo seno, come un prodotto di
secolare tradizionale bellezza; non e solo un dovere questo di trattenere
tali testimonianze di industrie svoltesi in periodi in cui I' arte più
intimamente penetrava nella vita d' ogni giorno, ma e anche un atto aeeorta previdenza per un avvenire nel quale è grato
sperare. Poichè questi esemplari benscelti e conservati di merletti e di tessuti saranno
utilissimi alla ripresa di una tradizione d' arte popolare, oggi molto
affievolita, ma che in un prossimo domani potrà essere una fonte di
inspirazione e di Iucro ad una geniale maestranza
femminile. Quando Ie scuole di lavori femminili che
qua e la si preparano anche nell'isola generosa, cercheranno i modelli sani
della vecchia tradizione sarda dei merletto e del ricamo, sarà in questi
esemplari ben scelti e conservati della raeeolta Dallay che si avranno le fonti più sicure e più
autentiche. Lo Stato, piu di ogni altro, ha il
compito di queste previdenze amorose e sapienti.
ANTONIO
TARAMELLI Mentre rivedo
questo articolo mi, giunge la notizia che una di queste scuole di industrie
femminili, quella di Macomer, la quale per l'animosa sua direzione era una
promessa di feconda operosità nel campo dei lavoro femminile in tutta la zona
del centro dell’isola, chiude i suoi battenti per meschinissimi
motivi locali. Oggi Macomer fa parte della nuova provincia di Nuoro, alla
quale è proposto il fervido ed operoso Prefetto Prof. Dinale,
al quale rivolgo pubblica preghiera di interessarsi a mantenere in vita una
scuola che può essere fonte di luce e di onesto lavoro per tutte le contrade
vicine che furono sede di industrie artistiche tradizionali, oggi in fatale
declino. Taramelli Antonio, archeologo, senatore,
1868-1939 Nell’ottobre del 1932, Taramelli
Antonio inaugurò il Regio Museo di antichità ed arte di Sassari intitolato al
senatore e imprenditore Giovanni Antonio Sanna,
curandone l’allestimento e il catalogo insieme con il funzionario, storico
dell’arte, Emilio Lavagnino, e istituendovi anche
una sezione etnografica per ospitare quella che, con il tempo, divenne una
tra le maggiori raccolte dell’isola. Con grande determinazione Taramelli si spese per l’acquisizione da parte dello
Stato della collezione di merletti e tessuti sardi pazientemente raccolti
dall’antiquario Amilcare Dallay e destinati
al Museo di Sassari solo nel 1954. Fu proprio il grande interesse per
l’etnografia che lo portò a proporre, nel 1930, al prefetto e al podestà di
Cagliari l’istituzione di un museo del costume antico sardo da intitolare ai
principi di Savoia, Umberto II e Maria José del Belgio. Già nel 1908 con
Lamberto Loria, pioniere degli studi folkloristici,
aveva raccolto antichi vestiti sardi di varie fogge, ospitati nel padiglione
dedicato alla Sardegna nella mostra romana del 1911, in occasione del cinquantenario
dell’Unità d’Italia. ATaramelli si deve anche
l’acquisizione e il catalogo della collezione di Vincenzo Dessì,
costituita da materiali di scavo provenienti da numerose località della
Sardegna settentrionale. Presso il Museo nazionale G. A. Sanna
di Sassari, nella sezione etnografica, è conservata la preziosa collezione
denominata “Raccolta Amilcare Dallay”,
composta di circa 300 esemplari di merletti, tessuti e ricami
straordinariamente rappresentativi di uno dei tasselli del ricco patrimonio
artigianale sardo, in particolare delle città di Sassari e Nuoro. Il 15 aprile del
1952 la giunta regionale approvò il contributo di un milione e
cinquecentomila lire per l’acquisto della collezione Dallay.
Di seguito possiamo vedere le pagine del verbale. Sitografia https://www.regione.sardegna.it https://www.regione.sardegna.it/flv/dl/archivio_delibere_RAS |